Guide e aggiornamenti sui temi che incontri più spesso: malasanità, lavoro e famiglia. Testi pensati per orientarti, in un linguaggio comprensibile.
Quando un trattamento sanitario provoca un danno, la domanda è sempre la stessa: si poteva evitare? Provare l'errore medico significa ricostruire cosa è accaduto e dimostrare il legame tra la condotta del sanitario e le conseguenze subìte.
Non basta che ci sia stato un danno dopo una cura: occorre dimostrare che quel danno dipende, con ragionevole probabilità, da un errore o da una condotta non conforme alle regole della scienza medica. È il cosiddetto nesso di causalità, il punto su cui si gioca la maggior parte delle controversie in materia di responsabilità medica.
La valutazione tecnica di un medico legale qualificato è il presupposto indispensabile. Analizzando la cartella clinica, gli esami e la documentazione, il consulente accerta se vi è stato un errore, se questo ha causato il danno e qual è la sua entità. Senza questo passaggio, la richiesta di risarcimento resta priva di fondamento tecnico.
Il diritto al risarcimento è soggetto a termini di prescrizione che variano a seconda della natura della responsabilità. Muoversi per tempo consente di conservare la documentazione e di impostare al meglio la strategia. Il primo passo è una valutazione del caso, senza impegno.
Questo testo ha finalità puramente informative e non costituisce parere legale. Ogni situazione va valutata nel concreto.
Vai all'area MalasanitàRicevere una lettera di licenziamento non significa doverlo subire. La legge distingue diverse ipotesi e, a seconda del caso, riconosce al lavoratore la reintegra nel posto di lavoro oppure un indennizzo economico.
Le conseguenze cambiano in base al tipo di vizio, alle dimensioni dell'azienda e alla data di assunzione. Nei casi più gravi — come il licenziamento discriminatorio — è prevista la reintegra nel posto di lavoro. In altre ipotesi la tutela è di tipo economico, con un'indennità commisurata all'anzianità di servizio.
È il punto su cui si perdono più diritti. Il licenziamento va impugnato entro 60 giorni dalla comunicazione, anche con una semplice lettera; segue poi il termine per l'azione giudiziale o il tentativo di conciliazione. Lasciar passare questi termini significa, di regola, rendere il licenziamento inattaccabile.
I casi di lavoro vengono seguiti anche con l'apporto di un consulente del lavoro, per la corretta ricostruzione di buste paga, anzianità e spettanze economiche.
Questo testo ha finalità puramente informative e non costituisce parere legale. Ogni situazione va valutata nel concreto.
Vai all'area Diritto del lavoroQuando un matrimonio finisce, la prima scelta è sul metodo: trovare un accordo o affidarsi alla decisione del giudice. Da questa scelta dipendono tempi, costi e clima del percorso.
I coniugi concordano tutte le condizioni — affidamento dei figli, assegno, casa familiare, rapporti economici — e le sottopongono al giudice per l'omologazione, oppure le formalizzano con le procedure semplificate previste dalla legge. È la strada più rapida ed economica, e la meno conflittuale: per questo è quasi sempre preferibile quando è praticabile.
Quando l'accordo non è possibile, decide il Tribunale. È la via necessaria nei casi di conflitto profondo o quando occorre tutelare in modo pieno una parte o i figli. I tempi sono più lunghi e il percorso più impegnativo, ma consente di far valere le proprie ragioni davanti al giudice.
Molte separazioni nascono giudiziali e si chiudono con un accordo: un percorso ben impostato punta, dove possibile, a ridurre il conflitto nell'interesse di tutti, a partire dai figli.
Questo testo ha finalità puramente informative e non costituisce parere legale. Ogni situazione va valutata nel concreto.
Vai all'area Diritto di famigliaOgni situazione è diversa. Raccontaci la tua: valuteremo insieme la strada migliore, senza impegno.